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I piatti della tradizione materana

Il Ristorante Nadì offre principalmente i piatti della cucina tradizionale materana.

La Cialledda

In quella estiva il pane raffermo spezzettato veniva bagnato e impastato con le mani insieme ai pomodori, all’ impasto si aggiungeva quello che la stagione estiva forniva, prevalentemente ortaggi, cipolle e olive il tutto condito con olio extravergine di oliva e origano.

Nella versione invernale invece il pane veniva bagnato con l’acqua calda, dentro si mettevano le verdure di stagione e spesso un uovo in camicia. Insieme al pan cotto con le rape, la Cialledda calda era spesso la colazione dei contadini.
E’ uno dei piatti a base di pane che quasi tutti i ristoratori preparano, sia d’estate che d’inverno insieme alle polpette bugiarde, le polpette di pane con uova e pecorino fritte e cotte nel sugo di pomodoro.

Purea di fave con cicorie campestri

Fave e cicorie è un piatto semplicissimo, buonissimo e geniale. Gli ingredienti sono le Cicorielle selvatiche e il purè di fave; le prime sono verdure amarognole che esaltano con il gusto dolciastro delle fave. I due sapori vengono sapientemente esaltati dal sapore fruttato e fresco dell’olio extra vergine di oliva locale. Le Cicorielle selvatiche solitamente vengono raccolte nei campi ma nei periodi in cui sono assenti possono essere egregiamente sostituite dalle cicorie coltivate. La purea di fave viene realizzata esclusivamente attraverso la cottura in acqua e sale delle fave secche che cuocendosi si sfaldano fino a creare una purea liscia e cremosa ottenuta senza l’aggiunta di neint’altro. Un piatto salutare, particolare e buonissimo.

La Crapiata

E’ una zuppa di legumi e cereali tipicamente Materana, era preparata durante l’omonima festa che chiudeva l’annata dei lavori agricoli. La festa della Crapiata cade il primo di Agosto e si svolge ancora oggi in alcuni vicinati dei Sassi, ruota attorno alla preparazione di una zuppa “svuota dispensa”, di lenticchie, cicerchie, fagioli, grano e altri cereali.

La Crapiata è una festa molto sentita dai materani. Tutti gli abitanti del vicinato in estate svuotavano i cassoni in cui venivano stoccati i legumi durante l’inverno per fare spazio a quelli appena raccolti. Così facendo, chi più chi meno e chi per niente, contribuiva a realizzare la Crapiata, la zuppa del vicinato che tutti mangiavano e che diventava occasione di socialità, mutuo aiuto e naturalmente convivialità.

La Pignata

Prende il nome dal recipiente di terracotta simile ad una brocca in cui viene cotta la pecora. La carne dopo averla sgrassata in acqua bollente la si mette nella brocca insieme a pezzi di pecorino, salsiccia e una serie di ortaggi, erbe aromatiche e le immancabili cicorielle campestri. Una volta riempita la brocca, la bocca della Pignata viene sigillata con la pasta del pane e infornata per diverse ore a seconda delle sue dimensioni. Una volta terminata la cottura viene eliminato il coperchio di pasta di pane e lo stufato servito caldo nei piatti accompagnato con il pane fresco.
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